Star Wars Episodio VIII: l’ultimate metagame?

Devo dire che nelle svariate recensioni, positive o negative che siano, dell’ultimo film della saga di SW, nessuno affronta quello che mi ha più sconvolto, personalmente, nella pellicola: due sequenze particolari che però forse nascondono un messaggio di fondo sulla maniera in cui è stato concepito il film intero

DISCLAIMER 1: CONTIENE SPOILEEEEEEER

Disclaimer 2: non voglio fare una recensione complessiva né esprimere un giudizio di merito assoluto.

Partiamo da un po’ di contesto, per chi non fosse avvezzo nei giochi di ruolo. Si definisce Metagame quando un giocatore di giochi di ruolo fa fare al personaggio che gestisce un’azione non sulla base delle conoscenze del personaggio ma delle conoscenze del giocatore. Classico esempio di metagame è “Il master non ci manderebbe contro un drago rosso leggendario se non ci fosse un modo per sconfiggerlo, quindi il mio personaggio non scappa a gambe levate come dovrebbe ma decide di restare e guardarsi intorno per capire dov’è il trucco”. Nel gioco di ruolo online di star trek in cui ho militato per lungo tempo (se qualcuno pensa che uno che ha giocato a GDR di star trek non sia degno di commentare un film di Star Wars, prego abbandonare la lettura qui, senza problemi), dopo ripetuti casi di metagame si veniva ammoniti e, alla lunga, probabilmente anche bannati. Non si deve pensare però che il metagame sia una cosa propria dei soli giocatori: il master è ancora più propenso a scadere nel metagame, e a tratti è anche necessario che lo faccia. D’altro canto, se lo fa troppo, rischia di diventare pesante e rendere artificiosa la storia e quello che hanno fatto secondo me gli sceneggiatori di SW-VIII è proprio uno dei casi più classici di metagame da master. Di solito avviene quando hai preparato una trappola, o un colpo di scena, e scopri che i giocatori un po’ se l’aspettano. Allora cambi all’ultimo le carte in tavola: il non-colpo-di-scena diventa quindi a sua volta colpo di scena, e il master se la ride sotto i baffi soddisfatto. Magari anche i player, intendiamoci, sono soddisfatti, ma nella mia umile opinione sarebbe una cosa da evitarsi.

Ecco, questo mi pare esattamente lo scopo della frase di Kylo Ren che dice a Rey che i suoi genitori sono una nullità, che sono sfigati mercanti di rottami. La frase mi è parsa decisamente più rivolta agli spettatori che a Rey stessa (anche perché a lei, a rigore, dovrebbe soprattutto importare se siano morti o vivi prima di che cosa facciano nella vita). Mi sembra la voglia di ribaltare le carte in tavola dopo che in moltissimi si aspettavano che una delle rivelazioni chiave del film sarebbe stata l’ascendenza di Rey. E non solo ribaltarle, ma sbattere anche in faccia allo spettatore che no, non si saprà (salvo poi magari ribaltare il tutto nuovamente tra due anni, eh), che tutto quello che credevi di avere capito è sbagliato. Colpo di scena, certo, ma meta-colpo di scena. Di tipo analogo è stato anche il colpo di scena della frettolosa fine di Snoke. Meno artificioso, ma comunque un campanellino d’allarme me l’ha fatto suonare. Sono in realtà disposto a perdonarlo appieno dato che è fondamentale per lo sviluppo della trama e quindi, se meta-colpo di scena è stato lo è stato con uno scopo più ampio del semplice sorprendere gli spettatori fine a se stesso…

… che è esattamente quel che succede nel finale, quando Luke sembra voler ripercorrere la strada di obi-wan offrendosi come bersaglio a kylo esattamente come kenobi si era offerto a Vader. Un parallelismo sensato, che in molti guardando quella scena avranno trovato quasi ovvio: la fine di Luke che scompare lasciando la palandrana Jedi afflosciata sul pavimento nello sconcerto del cattivo di turno… e invece no! Colpo di scena! Luke non è lì, è su un altro pianeta e la lama di kylo lo trapassa. Perfetto, bel colpo di scena e, come quello di snoke, perdonabile in quanto lasciando luke in vita permette uno sviluppo ben diverso della trama… almeno per un qualche minuto: fino a che cioè Luke non scompare lasciando la palandrana Jedi afflosciata sul pavimento. Improvvisamente tutto il colpo di scena si è risolto in un inutile loop (questa è per chi capisce i diagrammi di Feynman, cioè non io) che non cambia in nessun modo il risultato finale: non è certo quel ritardo di pochi secondi che ha consentito la fuga dei ribelli, Luke è comunque morto/afflosciato e la cosa è di dominio pubblico via il gazzettino telepatico della forza. Cosa cambia allora l’aver inserito la storia dell’ologramma? Nulla, se questo non fosse l’ottavo film di una saga ma una storia a sè stante questa scena non avrebbe alcun senso. Lo stesso, in misura forse minore, quella di prima. Per questo sono secondo me meta-colpi di scena. Si basano sul fatto che lo sceneggiatore, nello scrivere, già ha in mente che esistono dei fan e come pensano. Certo, non è una cosa nuova: c’erano, per citarne una tra mille, già le strizzatine d’occhio ai fan nei reboot di star trek, ad esempio (vedi le magistrali recensioni di Leo Ortolani), ma qui viene portata a tutto un altro livello: invece di dare al pubblico qualcosa che vuole, sullo sfondo o in primo piano, si sfrutta il fatto di sapere quello che il pubblico vuole per sviarlo volutamente.

Chiudo lo sproloquio con qualche parere personale: io l’ho trovato l’enorme punto debole del film. Penso che questo inseguire i fan sia in senso positivo che in senso opposto vada a creare una sensazione di artificiosità che permea l’intera pellicola. Se uno pensa agli star wars come un unico, lunghissimo film, alcune scene di questo episodio VIII IMO non hanno alcun senso, dato che si basano proprio sul fatto che tra ep.VII e ep VIII siano intercorsi due anni di discussioni e ipotesi. In questo senso si vedeva invece come le altre due trilogie scaturissero da un’idea già ben definita a priori della trama, non negoziabile sulla base delle ondivaghe opinioni del pubblico. La mia sospensione dell’incredulità non ha problemi davanti a moltissime cose, fa passare persino Lei(l)a che fluttua nello spazio senza farsi un graffio* ma forse è troppo abituata a stare all’erta in cerca di metagame per non accorgersi del resto. E niente, non dico il ban, ma almeno una seria ammonizione agli sceneggiatori l’avrei fatta, se questo fosse un GDR.

*anche qui si potrebbe pensare a un meta-colpo di scena dato che il pubblico si aspetta la morte di un Vip dopo il povero Han Solo… il tutto si acuisce ancora di più sapendo che Carrie Fisher è nel frattempo morta, ma ovviamente questo esula dalla scrittura della scena, spero.

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lodato sia Messner

Su questa cosa, io e Rodo non possiamo non andare d’accordo. Cito qui un verso di una mia vecchia canzone mai edita (per fortuna):
“Non si può più sognare terra da esplorare od oceani in cui tracciare una rotta, e ax pòo puù fér an’gòta*.”
*non si può più fare niente, in dialetto Palaganese

IL TANKO

Se c’è una cosa che mi ha sempre rattristato, e della quale dovrebbe rattristarsi ogni persona dotata di un minimo sindacale di spirito d’avventura, è il fatto di essermi perduto quell’epoca gloriosa in cui studiosi e avventurieri potevano imbastire monumentali spedizioni scientifiche al limite del cialtronesco. Archeologi che, sulla base di qualche versetto della Bibbia, potevano partire in Medio Oriente cercando le tracce dell’Arca di Noè o di Babilonia, e trovavano pure dei finanziatori o dei governi disposti a pagarli. Oppure, ma qui ahimè tocca lasciare il dilettevole ambito della pseudoarcheologia, scienziati e avventurieri che improvvisavano corse ai poli della terra, e ancora navigatori, scopritori di nuovi continenti, naturalisti dediti allo studio di forme di vita sconosciute, remote, mai osservate.

A Reinhold Messner, alpinista, non può quindi non andare la mia lode. Se mai dovesse riuscire prima o poi a partire per il Pakistan, e a mettersi sulle tracce dello Yeti

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La Rete è un mezzo potente, basta saperla (e volerla ) usare.

Un piccolo esempio di quanto la rete sia un mezzo di informazione potente (come dicono Grillo ed i suoi adepti, a ragione) ma poi gli stessi adulatori della rete sembrano non usarla quando serve:

Gira questa notizia sul web: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/27/reggio-emilia-ombra-dei-brogli-sulla-vittoria-del-sindaco-m5s-schede-sospette/1003421/

la deputata reggiana Maria Elena Spadoni del MoVimento 5 Stelle avrebbe riportato un’accusa di brogli durante le elezioni al sindaco di Reggio Emilia.

”Durante lo spoglio delle amministrative, alla presenza di altri due rappresentanti di lista (Mario Lanzafame per la lista Un’altra Reggio e Fabrizia Pini per il Partito Democratico) ci siamo accorti che su alcune schede per il Pd risultavano segnate delle preferenze tutte con la stessa grafia: su 31 schede sono state apposte preferenze per i candidati Rivetti e Scarpino”.

Questo quanto riportato (pare) dalla deputata della Repubblica italiana. Riportano questa notizia tanto quotidiani (Repubblica Il Resto del Carlino Il Corriere ) oltre che, ovviamente, svariati grillini urlanti al complotto (che da 30 schede diventa velocemente Regionale, Nazionale, Europeo ecc), due esempi qui e qui.

Ora, io non escludo che ci possano esser stati brogli per quanto di bassa entità(non sarebbe la prima volta). Ma sono andato a fare quello che chiunque poteva fare, e forse doveva fare prima di propagandare la notizia. Ho sfruttato le potenzialità della rete (quelle decantate da qualunque esponente del MoVimento) e sono andato sul sito del comune di Reggio Emilia. Pochi click e ho potuto accedere al dettaglio dei risultati dei voti seggio per seggio, fino ad arrivare a quella sezione 7 in  viale Montegrappa.

Risultati sezione 7 reggio emilia, elezioni comunali 2014

Risultati sezione 7 reggio emilia, elezioni comunali 2014

Si vede chiaramente come i candidati Rivetti e Scarpino hanno preso rispettivamente 3 e 1 preferenza. Nessuno nella sezione ha preso più di 11 preferenze. 

Ora, magari (probabilmente) c’è qualcosa che mi sfugge: si contano in modo diverso le preferenze? Dopo l’intervento della Digos alcune schede sono state annullate? Non sarebbe stato male, comunque, se qualcuno specie sui principali quotidiani avesse potuto illuminarci a riguardo, nel caso. O, quantomeno, fare egli stesso questa veloce ricerca di due minuti (non di più). Se qualcuno ne sa di più, sarò ben felice di essere illuminato.

 

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Di Twitter, di Facebook e di altre sciocchezze

ho inviato questa lettera stamattina alla rubrica di Michele Serra sul Venerdì di repubblica, in seguito a questo articolo del medesimo Serra apparso oggi su La Repubblica.

 

Caro Serra

Sono un suo appassionato lettore di 26 anni, residente in Francia che grazie all’abbonamento elettronico a Repubblica riesce a leggerla comunque.
Oggi, però, non è stato in realtà necessario: il suo appello contro la sua finta pagina Facebook (in gergo di internet, con i suoi anglicismi, si direbbe “fake”) è stato rilanciato in lungo e in largo su tutti i meandri di internet.
Mi permetta per una volta (no, forse no, siamo tipo ad una decina in una decina d’anni ormai!) di dissentire dalla sua posizione.
O, meglio (quanto mi piacerebbe che si usassero più “O, meglio” nelle parole dei politici, specie di quelli da poco diventati tali!) dissento dalla sua posizione nel suo specifico caso: è infatti vero che i profili fake sono una piaga di facebook e specialmente di twitter. Eppure ci sono almeno tre tipi di profili fake, tutti con la fotina dell’ignaro usurpato, ma pesantemente diversi nel contenuto: esistono profili che non dicono in nessun modo di essere finti, scrivono frasi che la gente prende (ovviamente) per vere, per scritte dal povero interessato, e creano veramente dei danni. Per questi profili, la sua invettiva è totalmente condivisa da me, e andrebbero segnalati alla Postale. Esistono poi profili, come il suo Facebook che attaccava, che si chiamano, nel nostro caso, “Michele Serra”, mettono la foto di Michele Serra, ma scrivono anche a chiare lettere “pagina non ufficiale”. Generalmente questi profili non scrivono mai frasi in prima persona che siano malinterpretabili come pensiero dell’interessato, ma raccolgono semplicemente gli articoli o le canzoni o i disegni quant’altro dell’artista o personaggio pubblico di cui parlano. Io ho messo “mi piace” sulla sua pagina, come sulla meno “ambigua” “le amache di Michele Serra” perché mi risulta interessante e comodo avere uno sguardo su tutto quello che Lei pubblica, magari anche fuori dai luoghi standard (Repubblica e l’Espresso); è un fangroup: esistevano anche prima dell’avvento di Facebook, solo erano meno efficaci. Se si chiede perché non possa chiamarsi “i Fan di Michele Serra”, be’ è semplicemente perché così funziona Facebook: la gente cerca la pagina con il nome del proprio idolo, non quelle tre faticossisime parole in più. Non mi risulta che la sua pagina abbia mai pubblicato nulla a suo nome (quella di Twitter era, in effetti, ben più ambigua ma è morta subito) e io non ho mai in nessun modo creduto che potesse esserci Lei dietro a quella pagina. L’ho sempre presa per quel che era: una raccolta di suoi scritti.
Se poi lei si lamenta per i commenti (positivi e negativi) e che ricevono i suoi scritti quando vengono pubblicati su questa pagina… be’ si ricordi che lo stesso succede quando la pagina facebook de  “La Repubblica” ripubblica una sua “Amaca”. Non credo che molta gente risponda credendo veramente che lei possa leggere e rispondere a sua volta. Certo, c’è gente per cui leggere quelle due righe in alto in cui si dice “pagina non ufficiale” è troppa fatica, ma questo già li identifica e li autoscredita agli occhi della rete. Insomma, fanno una figuraccia da soli. Se vuole vedere tante di queste persone (che poi, spessissimo, sono anche fanatici sostenitori del Movimento 5 Stelle: inneggiare alla rete e non saperla usare sembra vadano spesso di pari passo) e farsi qualche risata, provi ad andare sul profilo twitter di Renzo Mattei (sic). Vedrà gente che gli scrive inveendo come se stesse parlando con il vero Matteo Renzi (che pure ha un suo profilo twitter ufficiale, peraltro). Ed è questo il terzo tipo di profilo fake che menzionavo più sopra, e il più divertente: quello satirico. Lo prenda come l’equivalente su internet di un comico che imita un politico per far ridere. Anche se, lo ammetto, spesso le risposte degli idioti (la parola è forte ma non ne trovo altre) che rispondono senza neanche sforzarsi ad avere il dubbio che possa non essere vero sono la parte più divertente
Cordialmente
Lorenzo Caccianiga
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Intervista col tapiro…

 

Il mio amico Lorenzo Franzosi, fumettaro bassista che suona con me nei Limes Davis (qui su facebook) e con cui ho realizzato il fumetto Bark & Shoe, mi ha chiesto se poteva intervistarmi riguardo le mie esperienze musicali. Ho accettato e questo è il risultato. Per riciclare una battuta già fatta (qui): ai poster l’ardua sentenza.  int13 int22 int3

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Kameerhetta 26/01/2014

|-| Seen it all – Jake Bugg
|-| Yanez – Davide Van De Sfroos
|-| One more cup of coffee (valley below) – Bob Dylan
|- Gli amanti di Roma – Gianmaria Testa
|- Bright Smile – Josh Ritter
|-| Hallelujah – Leonard Cohen
|- Coal War – Joshua James
|- Benediction – Joshua James

 

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Kameerhetta 24/01/2014

|-| Seen it all – Jake Bugg
|- Hallelujah – Leonard Coheh
|- Messed Up Kids – Jake Bugg
|- Slumville sunrise – Jake Bugg
|-| Seen it all – Jake Bugg
|-| Winterlude – Bob Dylan
|-| Alice – Francesco De Gregori
|-| Creuza de Ma – Fabrizio De André

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