Perchè io vorrei viaggiare (solo) con Alberto Angela

Una delle cose belle di Internet è poter conoscere le esperienze di altre persone che hanno deciso di condividerle. Così anche se questi non hanno voglia di pubblicare un libro  o di girare un documentario, e sopratutto tu non hai voglia di comprarlo finisci per perderti sognante nei racconti di persone, spesso tuoi coetanei, a te sconosciute. Mi riferisco in particolare a esperienze di viaggio: ciclicamente mi capita di trovare siti e storie interessanti, di cui l’ultimo di una lunga serie mi è capitato sottomano pochi minuti fa: http://www.gabrielesaluci.com/.

Ma non è di questo ventiduenne di Torino che è andato da Torino in Islanda in bici che voglio parlare. E’ di quello che vorrei fare io, se facessi una cosa del genere.

Perchè io sono abituato a trovare esaltanti anche i piccoli passi magari sempre sugli stessi sentieri già fatti mille e più volte mentre un viaggio in capo al mondo magari può lasciarmi indifferente? Come potrebbe dire qualunque Viaggiatore o sedicente tale, il tutto sta nel vivere i luoghi che si visitano. Quello che però in molti meno dicono (e forse alcuni addirittura non credono) è che non c’è un modo univoco di vivere un posto: ognuno ha il suo modo di esserne partecipe e di viverlo.

Nel mio inguaribile e anacronistico spirito scientifico-romantico, il mio punto di riferimento rimangono sempre gli esploratori ottocenteschi, o meglio gli scienziati al loro seguito. Il mio frustrante slancio è sempre verso il pormi tutte le domande possibili riguardo ad un luogo, che siano esse riguardanti la sua natura, la sua storia, la sua civiltà. Nell’ottocento le domande erano ovvie e la ricerca della risposta faticosa, ma d’altro canto era il loro lavoro. Oggi si è ovviamente sovraccaricati di possibili spunti (e anche possibili risposte). Anche per questo nella lista di libertà che si associano tipicamente ad un viaggio io aggiungerei una libertà simile alla libertà di ricerca degli scienziati di professione: il poter concentrarsi sul particolare per tutto il mondo insignificante e sviscerarlo fino in fondo. Si potrebbe dire molto romanticamente che è il cuore a scegliere cosa lo attira, non so quale sia l’organo responsabile e in fondo non mi importa. Quello che so è che la mia è una pia illusione, purtroppo: se nella visita al Louvre mi innamoro del piccolo ippopotamo blu, scolpito da qualche egizio migliaia di anni prima di Cristo, riposto in un angolo di una teca sovraffollata, come posso conoscere la sua storia? Chi me la può raccontare? Qualcuno l’avrà datato, qualcuno l’avrà scoperto, qualcuno l’avrà studiato. Eppure non ci saranno su di lui lo stuolo di libri in vendita al bookshop che ci possono essere sulla Gioconda o sulla stele di rosetta che la ragazzina italiana urlante va cercando per le sale del museo sbagliato. E così anche in giro per la natura sconfinata Islandese dove il ragazzo di cui sopra si è avventurato non avrei potuto fare a meno di fissarmi su chissà cosa… E allora la soluzione non c’è.  Salvo forse portarsi dietro Alberto Angela in ogni viaggio. E magari anche Darwin. E magari anche….

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